03/10/2007

Brividi

94b51e38d92db26260c26f1d4400f79c.jpgPenso a qualcosa da raccontare e mi accorgo che un brivido inizia a sfiorarmi la pelle. E' un istante, dura quanto una leggera carezza. Sorrido inebetita e inizio a cercare le parole adatte a rendere trasmissibile quello che provo. Allora digito qualcosa mentre mi rendo conto che il movimento delle mani è lento e che le vene sono leggeremente più dilatate. Il sangue scorre a flutti e ossigena ogni parte del corpo, respiro più aria e gli occhi hanno voglia di chiudersi. Sto pensando a te ma senza pensare a niente. E mi abbandono ad una sensazione estranea e indipendente. Libera da tutti i se avessi fatto o se non avessi detto. Libera dalla mia gelosia, dall'invidia, dalla paura del tempo che passando cancelli tutto di noi. Quel tutto tradotto in niente se non in poche parole e frasi di circostanza, in timidi sguardi impacciati, in sussulti silenziosi soffocati e in una voglia di fuggire il più lontano possibile. E' niente di noi che ho conservato in questo cassetto pieno di ricordi, i più importanti della nostra vita. Si perchè sei parte di me, inevitabilmente, indissolubilmente, e vorrei gridarlo forte affinchè si violi questo silenzio assordante e si sciolga per sempre questo ghiaccio bollente. Fermati per una volta, ma fallo guardandomi negli occhi, non rifuggire più l'immagine che vedi riflessa nei miei occhi. Quell'immagine che ti spaventa più di ogni altra cosa, che rivivi nei tuoi frequenti incubi, che affonda il coltello nelle tue ferite è solo l'immagine di una realtà che potremmo superare assieme...parlandone almeno per una volta sola. Sono serena mentre penso queste cose e quel brivido iniziale adesso ha lasciato il posto alla gioia di una consapevolezza nuova che mi accompagnerà e che mi sosterrà con tutta la sua forza quando sarà il momento di rivederti ancora.

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11/09/2007

Lucio

14008d6e083432426c63f2aa655501e4.jpgRicordo ancora benissimo il primo giorno in cui Lucio entrò nella nostra classe. Una maestra che non avevo mai visto e che aveva un camice di colore diverso dalle altre ce lo presentò mentre gli teneva ancora la mano perchè lui stentava a lasciargliela. Nessuno di noi parlò tranne me che subito dissi alla mia compagna: "hai visto quanto è alto?!?" Era una montagna Lucio rispetto a me e fu la prima cosa che notai nonostante il suo modo buffo di camminare e quelle movenze del capo ripetute ora più accentuate ora meno. "Lucio scegli chi vuoi come compagno di banco, quello sarà il tuo posto per questo nuovo anno scolastico" esortò la maestra. Erò così presa a ridere ancora con la mia compagna che mi accorsi che Lucio aveva scelto qualcuno solo  dall'improvviso silenzio in cui piombò la classe. Lucio continuava ad indicarmi con gli occhi bassi per l'imbarazzo e due schiocconi rossi in faccia. Ne fui subito lusingata, mi sentii prescelta e mi piaceva da morire l'idea di quella ventata di novità che Lucio stava per portare alla nostra classe. Furono subito grosse risate. Lucio era un mito. Si mangiava i pennarelli, rompeva sistematicamente le matite, scriveva e disegnava in maniera incomprensibile e bavava sempre il quaderno prima di cominciare il dettato in cui puntualmente non riusciva a scrivere nemmeno una parola. Ridevamo tutti per queste cose ma ridevamo per lui e non di lui. Lucio aveva gli occhi che brillavano sempre, sembrava felice quando era insieme a me. Pensai subito che si fosse innamorato, come dargli torno, in fondo lo erano anche tutti gli altri. Così un giorno Lucio mi vide nel corridoio mentre salutavo con un bacetto un compagno prima di dilegurmi nel bagno delle femminucce. Fu un attimo e me lo ritrovai addosso in quello spazio angusto in cui dovetti incollarmi al muro per staccarmi da lui. Cominciò con uno schiaffone sul viso poi non capii più nulla. Mi ritrovai nell'aula della direttrice con tanta gente intorno che mi metteva ghiaccio su tutte le zone del viso. Avevo avuto la prima grande paura della mia vita, avevo temuto che la furia di Lucio mi avrebbe ammazzata se non fosse arrivato per tempo qualcuno. Ma dieci minuti dopo ero di nuovo al banco vicino a Lucio e non ce l'avevo con lui perchè sapevo che lo aveva fatto per amore. Dopo qualche giorno la direttrice irruppe in classe durante una delle noiose lezioni della maestra. Mi chiamò in maniera piuttosto solenne e con altrettanta solennità mi consegnò una strana targa di legno. Era un ringraziamento ed un riconoscimento da parte della scuola per la pazienza e l'affetto con cui avevo trattato Lucio. Mi aspettai di avere allora un altro folto numero di targhe perchè ero stata alla stessa maniera anche con Sandra, Stefania, Francesca, Giancarlo etc...ma non fu così. Tornata a posto la direttrice ci ringraziò ancora tutti perchè avevamo contribuito in maniera lodevole a far sentire Lucio uno di noi. "perchè non lo è?!?...pensai... E fu da quel momento che ebbi paura di Lucio. Non riuscivo più a stargli accanto, mi facevo sempre accompagnare quando dovevo andare ai bagni e non vedevo l'ora che la maestra dal camice diverso lo venisse a prendere per quelle due ore in cui finalmente respiravo. Notai che gli altri facevano lo stesso. Nessuno più rideva insieme a lui ma lo faceva di nascosto, come si fanno tutte le cose che non si fanno. Era cambiato qualcosa. Quando ero gentile con lui mi sentivo forzata e iniziava a farmi senso la saliva che gli usciva continuamente dalla bocca. Capii che facevo così perchè la direttrice mi aveva fornito un'alternativa al mio cuore spontaneo. Mi aveva aperto gli occhi sul fatto che qualcuno poteva anche essere diverso da me e sul fatto che il mio atteggiamento non era stato per niente scontato come io invece lo vedevo. Così di fronte a quel bivio tra giusto e sbagliato scelsi la paura del diverso. Ho rivisto Lucio l'altro giorno mentre entrava nel palazzo dei miei genitori. E' rimasto identico perchè a me è sempre sembrato grande. Mi ha guardata con curiosità tra un movimento e l'altro della testa ma è ovvio che non mi abbia riconosciuta. Se lo avesse fatto gli avrei detto...ti ricordi di me Lucio...sono Daniela, quella normale, quella come tutti gli altri....purtroppo!

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07/09/2007

A settembre

048204a1b2485b19647b4d90e6c5d808.jpgE' proprio il caso di indossare un golfino in questa splendida mattinata. L'aria infatti è fresca ed è un piacere respirarla perchè porta con se un sottile sapore di foglie secche e di terra umida. Apro il cassetto e scelgo quello verde con la manica lunga. Lo stringo e lo avvicino alle mie narici. E' pulito e sa ancora di bucato fresco, e mentre lo spiego di colpo mi pervade una sensazione forte di entusiasmo, la stessa che provo da sempre ogni volta che viene settembre. E allora seduta a terra davanti a quel cassetto ancora aperto ripongo nuovamente il golfino e scelgo la felpa, quella blu, quella che somigliava alle nostre felpe di una volta. E mi ricordo di quando non vedevo l'ora di indossarne una perchè grandi e avvolgenti com'erano mi facevano sentire protetta e al caldo e soprattutto mi permettevano di allungare le maniche fino a coprire tutta la mano quando mi sentivo particolarmente imbarazzata. E poi con l'entusiasmo di chi sta per affrontare un viaggio alla scoperta di chissà che cosa chiamavo al raduno tutte le mie amiche per il rito dell'acquisto del diario di scuola, quello che a differenza di tutte le altre agende iniziava a settembre perchè in realtà è a settembre che ricomincia la vita. Sembravamo delle ochette giulive quando entravamo in quella cartoleria, sempre la stessa, in realtà avevamo anche paura, ogni anno non sapevamo bene cosa ci aspettava. Poi alla fine il solito litigio perchè secondo loro io mi ostinavo a comprarer sempre lo stesso diario, quello di Jacovitti che mi faceva sicuramente più ridere di quella "mucia sorda" di Holly Hobbye. E quei diari non servivano mica a scrivere l'assegno...ma a scrivere le nostre emozioni e e a lasciare traccia di amori sconvolgenti che si susseguivano alla velocità di un eurostar. Ma non sto qui a scrivere che erano bei tempi, perchè i tempi sono belli tutti proprio perchè sono diversi. Rimetto a posto la felpa, riprendo il golfino aderente e anche un pò scollato e mi accorgo che con quel velo di abbronzatura che mi è rimasta mi dona porprio parecchio. Ora sono pronta a ricominciare tutto perchè è a settembre che ricomincia la vita!

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