20/06/2007
Responsabile
Era un pomeriggio di giugno, faceva caldo ma non troppo e un gruppo di ragazze con le quali avevo iniziato ad uscire da poche settimane, mi invitò a raggiungerle per una riunione straordinaria del consiglio anti uomini. C'era un caso urgente da affrontare subito. Non avevo granchè voglia di trattare quell'argomento perchè non era nel mio modo di essere ma l'insistenza fu senza tregua e senza possibilità di rifiuto. Le osservavo mentre diventavano rosse in volto dalla rabbia per l'oltraggio che A. aveva dovuto subire. Lei aveva lasciato il suo fidanzato dopo quattro anni perchè si era invaghita di R. un collega istruttore di nuoto al quale aveva fatto una corte spietata fino a convincerlo ad andare a letto con lei. Lui non le aveva promesso niente, lui non l'aveva convinta a fare nulla che lei non desiderasse fare e soprattutto non era lui ad essere fidanzato. Ma era uno stronzo e noi avevamo il dovere di fare qualcosa per difendere l'amica tradita alla quale lui aveva subito confessato di non sentirsi troppo coinvolto sentimentalmente da quella storia. Provai allora una sensazione di estraneità assoluta a tutta quella vicenda anche se in realtà io ero molto più coinvolta di quanto loro potessero lontanamente immaginare. Però ero orgogliosa di me, orgogliosa di sentirmi una persona diversa mentre loro ironizzavano in maniera cattiva sui suoi difetti e su quelli di tutti gli uomini che avevano incontrato sulla loro strada e mentre scherzando, ma non troppo, insinuavano bestemmie orrende sulla sua persona. Erano tutte decisamente carine ma in quel momento non presentavano, secondo me il benchè minimo accenno di fascino femminile. Eppure da un lato le ammiravo proprio per quella grinta e quella disinvoltura che io non avevo mai avuto e soprattutto per loro assoluta capacità di essere autosufficienti e intraprendenti. Ogni tanto provavano a chiedermi perchè io non avessi nulla da dire in proposito e tentavano di issarmi ad esprimere indignazione verso quell'uomo. Accennai così per quieto vivere ad un timido "che farabutto", enunciato però molto ipocritamente e senza voglia alcuna. Ad un certo punto il dibattito si scaldò ulteriorimente quando A. ammise che lui le aveva anche accennato dell'esistenza di un'altra nei suoi pensieri. E fu lo scoppio di una bomba di aggressività e di isterismo. A. iniziò a piangere a dirotto, si vedeva che stava soffrendo terribilmente e tutte iniziarono a consolarla, tutte tranne me. Capii allora che era giunto il momento di lasciare per sempre quel gruppo, di dissolvermi il prima possibile, di non avere possibilià alcuna di raccontare la mia verità. Capii soprattutto che non è necessario essere stronzi per fare del male a qualcuno ma è sufficiente essere responsabili. A. dopo quella batosta ha avuto seri problemi.
11:37 Scritto da: ventiseiaprile in Riflessioni | Link permanente | Commenti (20) | Segnala | Tag: daniela, riflessioni, responsabilità | OKNOtizie |
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