15/09/2008

Sport & Spot

387304561.jpgQuesto post l’ho pensato ieri sera mentre con mio marito guardavo la domenica sportiva e lui preparava una macedonia. Dopo almeno tre ore mio marito continuava a tagliare  frutta e i tizi seduti in quello studio stavano parlando ancora dell’unghia dell’alluce del piede sinistro di un giocatore a me sconosciuto per stabilire se si fosse spezzata a seguito del tiro in porta o se proprio lui se l’era tagliata male. Roba che anche le castagne che avevamo appena comprato hanno iniziato a spaccarsi da sole nel cestino. Per fortuna, però dopo altre sei ore, e terminati tutti gli argomenti possibili riguardanti i calciatori, le loro mogli, i parenti delle loro mogli e i presunti amanti di quelle gran figlie delle loro mogli, hanno dato i tanto attesi risultati riguardanti le varie discipline delle paralimpiadi. Eh, si perché per chi non lo sapesse, è in corso, sempre a Pechino, la seconda versione dei giochi olimpici, quelle per cui gli organizzatori hanno pensato di introdurre le seguenti nuove discipline: il tiro dell’arto, la stampella a squadre, il lancio del menisco, la mano a palla, la ginnastica stica (senza arti), i buffi dal trampolino, il nuoto protesizzato, il salto in banco, il lancio della ipocrisia e la presa per culo. Certo le paralimpiadi sono una cosa bella ed importante, talmente importante che per essere informati sugli eventi basterebbe prendere il primo volo per Pechino ed andare a consultare direttamente il medagliere esposto all’uscita dello stadio principale. Anche se in effetti ciò che più conta è il messaggio sociale che intendono lanciare e cioè ricordare al mondo che esistono olimpiadi e paralimpiadi, atleti e paratleti, campioni e paracampioni, culi e paraculi. Eh si, perché secondo me tale può definirsi uno che nella vita ha pensato sempre e solo ai suoi allenamenti, se li è fatti pagare dagli sponsor, ha dimostrato al mondo intero che partecipare non è poi così importante, poi sale su un gradino e addenta una medaglia pensando di essere un eroe perché noi tutti siamo orgogliosi di lui mentre in realtà a me personalmente non me ne frega un emerito piffero. Per fortuna che le mie elucubrazioni hanno cessato di autoriprodursi quando Valentino Rossi, dopo la sua ennesima eroica vittoria ha raccontato a tutti la divertente barzelletta del nonno che aveva cessato di esistere. Ah perché…non era una barzelletta?!? Adesso capisco perché il telecronista parlava di ragazzo commosso che si stava sforzando di non lasciar trapelare le sue emozioni facendo appositamente smorfie e boccacce a tutti e dimenando con un sorriso a trentadue denti una gigantesca bottiglia di puro champagne francese facendolo finire casualmente sulle procaci forme di una modella messa li per fargli da spalla su cui piangere. Voleva rendere giustizia all’immagine di  quel grand’uomo del suo eroino che come tale ha danneggiato il suo minuscolo cervello oltre che quello di mio marito e di tutti i maschi che stanno adesso leggendo questo post. Cos'altro dire: viva lo sport, quello sano come i valori su cui si basa, quello pulito come il cuore di chi lo pratica, quello che ti fa sentire orgoglioso di essere napoletano...solo perchè il Napoli ha vinto sulla Fiorentina o)

15:44 Scritto da: ventiseiaprile in sport | Link permanente | Commenti (42) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook