16/05/2008

Messaggio

f10ebf6db39811ee7cb0783e8262f395.jpgL’arte vera è ispirazione…ed è in questo che risiede la sue eterna grandezza. Un’opera d’arte altro non è che un messaggio astratto che prende forma nelle mani del primo artista che ha saputo coglierlo. E diventa universale, si materializza sotto i nostri sensi. Ecco a cosa servono i nostri sensi, a leggere i messaggi. L’intelletto poi li comprende, il cuore ne gode. Adesso capisco perché se io ho una matita in mano non riesco a rendere l’idea di un albero stilizzato, mentre qualcun altro, prima di me ha reso l’intonaco di una Cappella un paradiso di uomini e di angeli. Io non sono un messaggero, io sono un destinatario come tanti. E allora mentre sono impegnata a vivere, mi soffermo e ascolto, sento e capisco e magari sogno anche addormentandomi sulle note di una banale canzone che in un particolare momento, può significare tutto e può non significare niente.  

11:28 Scritto da: ventiseiaprile in Sociale | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

27/02/2008

Brutta

a06dbf52b26c253681531d8f8a04b645.jpgSei così brutta che ogni volta che ti ho vista a quel semaforo ho pensato sempre e solo a quanto fossi brutta. Hai due vecchie ciabatte da uomo al posto delle scarpe e un antico scialle di lana che ti copre quasi tutta e che lascia intravedere appena il tuo sciatto e logoro vestito, sempre unguale, sempre lo stesso. Ogni volta che ti avvicini al mio finestrino riconosco sempre gli stessi segni neri sulla faccia…chissà da quanto tempo non ti lavi, chissà quanto tempo è che non lavi i tuoi vestiti. Sei così evidentemente brutta che non puoi risultare invisibile agli occhi di nessuno. Chissà quanti altri, al tuo cospetto avranno pensato le stesse cose che ho pensato io. Chissà se una sola persona al mondo ti abbia guardata mai senza provare subito un primordiale senso di disgusto. E’ l’istinto infatti che ci difende dal brutto, una sorta di incontrollabile chiusura di protezione. Ma ridi, ridi sempre, chissà cos’è che ti fa ridere così tanto. Forse sono proprio io che ti faccio ridere…io vestita di mediocrità, di paure ingiustificate, di disagi inesistenti, di insoddisfazioni inutili, di frustrazioni insormontabili. Io forse ti faccio ridere perché ho tutto da perdere e niente da guadagnare ancora, o magari ti faccio ridere perché col culo sempre attaccato a questa macchina non so più cosa vuol dire sentire la terra sotto i piedi e non ho la forza di camminare a lungo come invece riesci a fare così bene tu. Ti faccio ridere perché a stento abbasso il finestrino per paura che la tua mano sporca possa invadere questo globo ovattato in cui mi sono rinchiusa volontariamente. E magari ti faccio pena anche perché ho una casa da pulire, bollette da pagare, un letto da rifare, cibo da cucinare, vestiti da stirare, l’auto  da portare in riparazione, il pc da  aggiornare continuamente per difenderlo dai virus. E poi ho fretta e quindi guido mentre con gli auricolari che puntualmente mi cadono in terra provo a parlare di lavoro con un collega, con un occhio al semaforo e l’altro al vigile e devo trovare un posto quando anche la seconda file di macchine è al completo. E magari alla sera sono stanca e mi lamento così da non accorgermi invece che sono viva e che esisto ancora. Ma non dimentico invece che esisti tu e mi ritorni in mente perché sei brutta, così brutta da domandarsi come abbia fatto a non disperarti mai, da domandarsi come abbia fatto a crescere in questa assurda vita, e soprattutto come sia possibile che una vita cresca oggi in questo assurdo corpo. Ho riso pensando che solo un miracolo avrebbe potuto farti rimanere incinta, ma c'è veramente molto poco da ridere e tanto da stupirsi invece di fronte al miracolo straordinario della vita.  

12:02 Scritto da: ventiseiaprile in Sociale | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

13/11/2007

Patrizia

d43b06849286cb668c200fba2e0a37c9.jpgE' più forte di me, non riesco proprio a smettere di pensare mai, nemmeno mentre guardo attonita la Sig.ra Patrizia mentre si sta divorando l'ultima fetta di torta che avevo conservato gelosamente in frigo per gustarla da sola egoisticamente dopo pranzo. Lei continua a parlarmi velocemente tra un respiro profondo e l'altro e con la panna che le esce da ogni angolo della sua bocca. Si vede che è agitata, è così nervosa che continua a fare il gesto di porgersi i capelli nevroticamente dietro le orecchie senza essersi ancora accorta che sono troppo corti per riuscirci. Mi racconta ancora del marito, che la sta lasciando affogare in un mare di debiti e di dubbi e dei suoi figli che hanno bisogno continuamente di un supporto economico di cui lei non dispone affatto. Intanto io penso che vorrei che se ne andasse, che non mi angosciasse più con questi problemi di cui mi parla un lunedì si ed uno no, vorrei che un bel giorno lei mi dicesse che non ha più bisogno di lavorare così finalmente non la vedrei più mettere le mani tra le cose di cui io sono più gelosa con la scusa di pulire ciò che già di per se splende, essendo io piuttosto pignola anzi fissata su ordine e igiene della mia casa. Vorrei che tagliasse corto al più presto tanto non ha bisogno di convincermi, sa benissimo che io non le ho mai detto di no quando mi ha chiesto un aiuto concreto e preciso. Ma siccome lei continua a parlare e le si sta facendo la pelle del viso più tesa come per trattenere un ennesimo pianto, io ho tutto il tempo di riflettere e di cambiare rotta. Non ha nessun senso ciò che sta accadendo e le cose senza senso non mi sono mai piaciute. Non ha senso aiutare una persona verso la quale non si nutre affetto per una pura questione di dovere sociale e morale. Non ha nessun senso che lei stia porgendo tutta la sua sofferenza nelle mani della persona sbagliata perchè non vede l'ora di andare a sbrigare altre cose ben più piacevoli. Penso che devo fermare tutto questo. Allora decido di preparare un caffè, non dico buono perchè in cucina non sno capace nemmeno di fare il caffè, le chiedo di sedersi vicino a me e di tranquillizzarsi. La guardo negli occhi e li uso come uno specchio in cui però vedo una persona veramente imbruttita dalla superficilaità e dall'indifferenza. Non posso essere io quella persona, non posso accettare di essere come non vorrei mai che fosse qualcuno al mio cospetto se fossi io ad avere busogno di un aiuto. Intuisco che per amare lei che non possiede nessuna carattersitica che abbia suscitato un nminimo apprezzamento da parte mia, devo sopratutto apprezzare me stessa. E allora mi spoglio completamente, dei mie pregiudizi, della mia diffidenza, del fastidio che provo di fronte a stupidi gesti, del mio orgoglio e accetto che sia io in quel momneto ad avere bisogno di lei per vincere la mia sfida personale di essere una persona migliore. E ce la faccio..un attimo è bastato per provare un sentimento completamente diverso, una sorta di complicità totale, una specie di affetto profondo nato dal nulla e basato sul fatto che fossimo due persone totalmente diverse ma appartenenti ad un solo unico grande disegno. Questo è il vero senso dell'amore, la complicità...e aiutare senza complicità vuol dire solo umiliare sè stessi e chi ci sta di fronte. L'ho salutata con un sorriso ed una luce negli occhi diversa..era diversa anche la sua di lcue, grazie Sig.ra Patrizia perchè mi ha aiutato questa volta a fare ordine e pulizia dove ce n'era più bisogno e cioè dentro e non fuori di me.

11:35 Scritto da: ventiseiaprile in Sociale | Link permanente | Commenti (24) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook