13/05/2009
Mai dire...stronzate
Abito di fronte ad una scuola materna. Il che è una fortuna perché vedere i bambini che vanno a scuola è sempre uno spettacolo straordinario. Ancor più straordinario è sentire le loro vocine che provano ad esprimere pensieri da adulti in un linguaggio tenero e spregiudicatamente realistico nello stesso tempo.
Idem non dicasi per lo spettacolo delle mamme che li accompagnano al mattino e che a volte stento a credere che siano le stesse quando se li vengono a riprendere. Un po’ come assistere alla trasfigurazione della premurosa e tenera mamma di Winnie the Pooh in Gozilla che non riesce a digerire il Gormito che ha appena divorato.
Fosse solo questo il punto, credo che il mio fegato non minaccerebbe ogni volta il suicidio per l’eccessivo carico di bile, come fa invece quando le sente parlare con i propri figli. A tal proposito ho stilato un elenco di cose che non dirò mai ai miei (eventuali) figli e che se mi dovessero scappare credo che mi costringerei a vedere per dieci volte di seguito il film: “tre metri sopra il cielo” dopo avere letto il libro.
1) Non avvicinarti al cane, che ti morde (quando non si vuole ottenere niente)
2) Guarda che chiamo il cane (quando si vuole indurre il bambino ad un comportamento specifico)
3) Non correre perché se ti fai male poi viene il dottore che ti fa la siringa con un ago enorme (forse sarebbe più opportuno spiegare al bambino che se si fa male poi la mamma se ne dispiace)
4) Ti sei sporcato il grembiule, lo sapevo! (queste mamme moderne sanno sempre tutto)
5) Non piangere, lo vedi che gli altri bimbi non piangono?!? (caso mai gli altri compagni non gli stessero già sufficientemente sulle scatole)
6) Se fai il bravo la mamma ti fa stare due ore in più davanti alla playstation (il Nintendo è sempre il Nintendo)
7) Non prendere a calci il gatto perché è sporco (non perché si fa male eh?!?)
8) Muoviti perché la mamma deve andare dal parrucchiere
9) Glielo dico a tuo padre
10) Non toccare perché è cacca (i miei figli dovranno realizzare il più tardi possibile che viviamo in un mondo di merda)
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04/12/2008
Le persone "sole"
Ricordo che quando ero piccola, avevo uno strano modo di concepire la realtà. Più che altro la reinventavo a modo mio, poi “etichettavo” il tutto in base alla mia personale interpretazione delle cose. Giocavo così a suddividere le persone in categorie di fantasia che nulla avevano a che fare con il bipolarismo a cui la maestra delle scuole elementari ci educava opportunamente attraverso la famose divisione della lavagna in buoni e cattivi; anche perché secondo il criterio di valutazione che veniva posto in essere, i buoni erano i “mammalucchi”, cioè quelli che facevano tutto quanto veniva loro richiesto e i cattivi erano i “non mammalucchi”.
La mia suddivisione sociale prevedeva invece la classificazione degli individui in “persone sole” e “persone non sole”, ovverosia le persone che avevano il sole dentro e quelle che invece secondo me non ce l’avevano.
All’inizio, ricordo che ci mettevo un po’ più di tempo a distinguere tra l’una e l’altra categoria, poi, grazie all’esperienza che mano mano acquisivo, imparavo gradatamente a riconoscere le persone “sole” anche dal mio primissimo approccio interattivo che avevo con loro.
La cosa strana è che nemmeno io sapevo bene cosa volesse dire esattamente avere il sole dentro. Perché le mie persone “sole” non erano sempre così solari. Loro soffrivano, e molto anche, sapevano essere allegre così come profondamente tristi, sapevano accontentarsi, così come arrabbiarsi, ribellarsi così come capire e accettare, sapevano sgridare e venivano opportunamente sgridate, sapevano essere severe e dolci, protettive e minacciose, ma non smettevano mai di trasmettermi una energia particolare, un qualcosa che mi affascinava perché sapevo essere inesauribile e al momento opportuno sorprendente. Delle persone “sole” io non avrei mai potuto prevedere una reazione, delle altre invece si e questo aspetto forse era proprio alla base di tutte le altre consequenziali differenze.
Ora devo dire che sono tanti, per fortuna, i miei infantili pensieri che nel corso della vita ho abbandonato per far posto a grattacapi di ben altro ben altro genere, ma la leggenda delle persone “sole” resta sempre un caposaldo della mia filosofia interpretativa della vita. Oggi ho capito che le persone sole sono quelle che scaldano senza bisogno di essere scaldate, sono quelle che fanno luce senza che nessuno le accenda, sono quelle che non coltivano personalmente ma che danno agli altri la possibilità di coltivare, sono quelle che quando si oscurano, oscurano anche il mondo intorno a loro, sono quelle che accarezzano anche senza toccare, sono quelle che perdono senza sentirsi perdenti e quelle che vincono, senza sentirsi vincenti. Una persona “sole” è per me chi non ha mai avuto paura, di restare una persona “sola”,e che vive quindi la sua vita costruendo montagne di ricordi e non coprendo i vuoti delle proprie solitudini. Inutile dire che nel corso dei miei primi 36 anni di vita le persone “sole” le ho contate sulla dita di una mano, della quale il pollice, ovviamente…sono io! J
11:05 Scritto da: ventiseiaprile in Riflessioni | Link permanente | Commenti (36) | Segnala | OKNOtizie |
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15/10/2008
Senza parole
A volte provo ad immaginare di vivere in un mondo dove le parole non siano state ancora inventate. Perché in fondo le parole sono state un po’ una scoperta, o, se vogliamo, appunto, un’invenzione, come quella della moneta. Una sorta di codice comune, una convenzione per rendere più agevole la comprensione di quello che si vuole dire o raccontare. E così, senza nemmeno accorgercene, ci siamo abituati a parlare in codice, trasformando in suoni più o meno articolati, notizie, esclamazioni, bugie, realtà e soprattutto sentimenti. Ora, se ripenso a tutto quello che ho detto durante la mia vita, mi rendo conto che ben poche cose erano veramente sincere, così come poche importanti, poche opportune, pochissime hanno espresso amore. Tutto il resto…un mucchio di stronzate. Allo stesso modo, molto di quello che ho detto io non è stato capito, o non è stato rispettato, o addirittura non è stato mai nemmeno ascoltato. Scrivo tutto questo e ripenso alla trascorsa domenica a casa dei miei, quando mia madre era intenta ad impreziosire le sue creazioni con un ulteriore tocco d’artista e mio padre suonava un’antica canzone napoletana al pianoforte. Mi sembrava che nessuno avesse niente di importante da dire fino a quando non ho capito che era il mio cuore ad esser diventato sordo. E così d’improvviso ho sentito mia madre che mi diceva: “scusami se non ti guardo negli occhi e ti dico che ti voglio bene, ma l’amore che provo per i miei figli io lo uso per rendere bello tutto quello che creo” e dal canto suo, mio padre sembrava volesse risponderle “io invece vi dedico il suono della mia anima, perché è quanto di più sincero io sappia esprimere”. Dovevo essere impazzita, ma all’improvviso sono stata colta da un irrefrenabile bisogno di dire anche io tutto quello che sentivo. Allora ho chiesto a mio padre di suonare un boogie woogie, ho tirato mia madre per le braccia facendole cadere quello che aveva in grembo, e l’ho trascinata in un folle ballo scatenato. Non posso dire quello che ho provato…forse ero semplicemente felice, e lo sono stata ancora di più allorquando ho visto mio marito che divertito ci stava immortalando con il suo telefonino. Così…senza parole, solo un click ed uno sguardo compiaciuto per dirmi: “ti amo per quella che sei”…
11:15 Scritto da: ventiseiaprile in Riflessioni | Link permanente | Commenti (27) | Segnala | OKNOtizie |
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