17/09/2008
Notte prima della prima notte
Domani è il grande giorno. Che strano, dovrei sentire il terremoto dentro e invece ho solo una gran voglia di andare a dormire che sono troppo stanca. Mi guardo intorno e mi sforzo di pensare che da questa sera in poi non dormirò più in questo centimetro quadrato ricavato a malapena da una stanza divisa in due più piccole per potere avere uno spazio tutto mio e dovrei essere contenta perché la casa che invece mi aspetta è come io l’avevo sempre sognata dai tempi delle bambole. E invece penso che non farò più le sfide nottambule a “virtual striker” con mio fratello e che non lo sveglierò più durante la notte per fargli le pernacchie a trabocchetto. Non mi sentirò più libera di piangere come una quindicenne davanti ad un film di Richard Gere e Giulia Roberts senza che qualcuno mi dica che sono una romanticona deficiente anche solo per avere scelto di guardarlo. La notte poi, è sempre stata il mio regno, quello nel quel nessuno poteva e doveva entrarci e mi domando preoccupata come sarà quando avrò voglia di alzarmi per andare a svaligiare il frigorifero indossando i soliti sandaletti rumorosi per raggiungere le noccioline tostate che mentre mastico producono un ritmo tale da poterci ballare i latino americani più sfrenati. In fondo, anche se stiamo insieme da dieci anni, cosa ne so io delle sue abitudini notturne. E se russa?!? Oddio io non sopporto sentire russare di notte, potrei anche spaccare una parete per questo. E se non gli piacessi senza trucco? Non ci avevo ancora pensato! Insomma, io la mattina c’ho due occhi che sembrano le labbra della Parietti e i capelli sui quali gli scienziati potrebbero studiare il fenomeno dei cerchi nel grano. E se anche lui si dovesse addormentare così come l’ho sposato per poi risvegliarsi al mattino dopo come Edoardo De Filippo quando dice “te piace o presepio eh?!?” Dio che incubo… E se poi pretendesse di fare l’amore tutte le sere o se invece si dovesse abituare ai miei completini sexy senza desiderarmi più come quando “non si doveva e non si poteva” e quindi c’era il gusto un po’ amaro del frutto proibito?!?. Basta devo smetterla con tutti questi se…devo andare contro la natura perversa della donna felice, quella per la quale, se stai per realizzare un sogno prima ti devi fare prendere a martellate il cranio da un esercito infinito di stupidi fantasmi…Questa volta non mi sentirò in colpa per avere avuto molto più di ciò che merito, questa volta non voglio avere paura..di essere felice!...(continua)
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16/07/2008
Il Sole che verrà...
C’è stato un tempo in cui ho avuto la sensazione che non esistesse più niente della mia vita. Non c’erano più i miei affetti, i giochi svaniti d’improvviso dalla mia stanzetta, quadri, disegni, fotografie, oggetti di ogni genere, e montagne di ritagli di giornale, tutti conservati alla rinfusa in enormi scatoloni di cartone e riposti dove difficilmente si poteva accedere. C’è stato un tempo in cui per la prima volta ho aperto da sola la porta di casa e sono andata a scuola, e poi in palestra a fare i miei allenamenti, e poi a fare le gare senza nessuna presenza amica sugli spalti che battesse le mani anche per me. C’è stato un tempo in cui il giorno del mio compleanno mi evitavano tutti per l’impossibilità di reggere la vista della mia persona e un tempo in cui ho odiato qualsiasi festa di compleanno. C’è stato un tempo in cui uscivo con le amiche senza nemmeno la necessità di dover avvertire qualcuno ma con l’obbligo tassativo di non fare tardi affinché nessuno si svegliasse. E pensare che quella indipendenza l’avevo tanto sognata. Ma non era così che la volevo. C’è stato un tempo in cui mi sono sentita sotto un temporale senza la possibilità di aggrapparmi ad un riparo, senza un’anima intorno a cui gridare le mie paure, senza l’aiuto di qualcuno che mi asciugasse i capelli e che mi cambiasse i vestiti ormai fradici di pioggia. C’è stato un tempo in cui ascoltavo mille volte al giorno questa canzone solo per immaginare che quelle parole fossero rivolte a me, e ci fu una sera in cui qualcuno, infastidito, venne ,di prepotenza a spegnermi la radio. Ma questo è il tempo in cui nessuno potrà spegnere la mia voglia di cantare, una allegra canzone a squarciagola così come una canzone triste come questa, perchè questo è il tempo in cui io sono felice anche se sono da sola, ed in silenzio…ad aspettare il sole che verrà.
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14/07/2008
Riconoscersi
Non sono stata subito sicura che fosse proprio lei, per questo l’ho osservata prima a lungo. Mentre parlava, da lontano non riuscivo a distinguere bene i suoi lineamenti, ma riconoscevo in quel modo di muoversi e nei suoi toni, una persona assolutamente familiare. Giocava con i suoi splendidi bambini, facendo delle simpatiche smorfie con il viso, proprio come faceva quando eravamo un quarto di femmine e giocavamo a fare le adulte indipendenti, e questo mi aveva tolto ogni dubbio. Si trattava proprio della mia compagna L. Non le sono andata subito vicino per salutarla, mi piaceva pensare che sul bordo di quella piscina i nostri sguardi si sarebbero prima o poi involontariamente incrociati. Istintivamente mi sono guardata, forse col timore che potesse trovarmi cambiata, mi sono risistemata il pezzo di sopra del costume, ho tolto l’elastico dai capelli, ho titubato qualche istante, poi finalmente le sono passata davanti. Quando mi sono voltata indietro..nei suoi occhi ho visto immediatamente l’immagine riflessa della mia , anzi della nostra storia. Un abbraccio e tante parole inutili di circostanza, poi l’aggiornamento repentino sulla nostra vita attuale, e l’inevitabile attesissimo tuffo nel passato. Abbiamo passato in rassegna scoordinata e per niente cronologica, avvenimenti, fatti, professori, compagni scellerati, amori trascorsi, abbiamo fatto a gara a chi ricordasse meglio i pezzi più rari della nostra collezione di gommine profumate, a chi ricordava più dettagli del nostro passato e tutti i giochi che c’eravamo inventate per trascorrere al meglio il nostro tempo insieme. Abbiamo riso di noi e della nostra patetica malinconia mentre nelle mie vene il sangue fluttuava impazzito per effetto di tutti quei ricordi concentrati in un unico momento. Vicino a lei io mi sono sentita per un attimo protetta, come sotto una campana. E’ stata una sensazione inspiegabile, ma solo fino a quando non l’ho finalmente compresa nella sua profonda e complessa semplicità. Lei, semplicemente, c’era, lei semplicemente sa, e con lei, finalmente, non ho dovuto giustificare la vulnerabilità del mio sguardo né l’assurdità delle mie recondite paure. Per una volta tanto, infatti, è stato meraviglioso godere dell'amicizia, senza, imbarazzarsi impropriamente di sé stessi.
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