11/09/2008
Un cuore
E adesso tango…ma questa volta guido io.
E ascoltami.
Non ti ho mai visto eppure ti conosco bene
Ti amo e ti detesto
Sei gioia e dolore
Sei inferno e paradiso
Sei passione che brucia
Sei vento che alimenta
Sei acqua che spegne e gelo che raffredda
Sei carne e sei pietra
Sei vita e sei morte
Sei ciò che sono io e io sono ciò che sei
E non fermarti, perché non mi importa quanto tu stanco sia
Balla ancora con me…
Balla sempre per me...
E batti…batti…batti….
11:01 Scritto da: ventiseiaprile in Passione | Link permanente | Commenti (57) | Segnala | OKNOtizie |
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09/09/2008
Alle donne piace stare sopra.
Analisi antropo/illogica sul comportamento e sulla posizione che le donne tendenzialmente assumono nella vita.
I rapporti tra donne, è risaputo, sono quelli più difficili.La causa risiede nel fatto che mentre tra uomo e donna si può tentare di raggiungere una forma di compromesso su chi deve stare sopra e chi sotto, tra donne questo è praticamente impossibile, perché nella stragrande maggioranza dei casi entrambe vogliono stare al di sopra. Ed ecco che scatta la competizione. La competizione tra donne, nella fattispecie, può risultare immediatamente evidente, o al contrario essere così sottile da diventare impercettibile all’occhio umano (nel senso proprio di uomo, maschio). Nel primo caso infatti, si assiste a delle vere e proprie chiassate, talvolta anche in pieno centro, che dopo una lunga serie di insulti sguaiati e volgari, culminano sistematicamente nella reciproca e vicendevole tirata di capelli. Nel secondo caso, invece, la “battaglia” si svolge su un campo diverso: quello socio/psicologico., che devo dire, ha dell’intrigante. Le donne, infatti si sfidano a colpi di battutine sferzanti, frecciatine velenose, allusioni “casuali”, esempi “appropriati”, rispostine a tono. Lo scopo è quello di: celare da una parte il bisogno assoluto di vincita, rivincita, o rivalsa, dipende dai casi, e dare “sfoggio” dall’altro di tutto il proprio ego. Perché diciamocelo, l’ego delle donne è per tutte molto sviluppato, l’unica differenza risiede nel fato che in alcune è direttamente proporzionale alla misura delle tette, in altri lo è nella maniera inversa. Gli ambiti di competizione delle donne inoltre, si può dire che sono molto vasti e vari, ma si farebbe prima a dire “tutti”. Giusto per citare qualche esempio, possono essere: la bellezza, l’intelligenza, il numero di corteggiatori dichiarati, il numero, sempre molto più elevato, di quelli presunti, le abilità culinarie, il numero delle rose ricevute dal marito il giorno delle nozze, le soddisfazioni personali, la realizzazione professionale, il numero dei figli, la bellezza dei figli, l’ intelligenza dei figli, la pagella dei figli, il numero di lauree dei figli…e via discorrendo. Ma, talune donne, abituate alla competizione, ne sono così assuefatte che addirittura perdono di vista la differenza tra “meglio” e “peggio” e arrivano al punto di sfidarsi anche su chi è più pigra, chi è più sciocca, chi guida peggio, chi è più ritardataria, chi è più dispettosa, chi più imbranata, chi più insoddisfatta, chi più strafottente, chi tratta peggio gli uomini, chi più trascurata, chi più grassa, chi più vecchia, in un crescendo di autodistruzione esistenziale pur di avere l’ultima parola che sia necessariamente, indiscutibilmente “più”. Anche io non mi escludo da questa analisi, però devo dire che molto spesso preferisco rifugiarmi sotto, forse per pigrizia, per carattere, ma un po’ anche perché penso di avere avuto già molto, anzi, troppo, anzi tutto, anzi….de PIU’!
11:57 Scritto da: ventiseiaprile in Stronzate Varie | Link permanente | Commenti (54) | Segnala | OKNOtizie |
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05/09/2008
Indissolubile
Quando io ero piccola non esisteva il nintendo e nemmeno il canale jetix di sky e così trascorrevo la maggior parte del tempo libero ad osservare piccoli piacevoli dettagli della mia vita quotidiana. Una delle cose che mi piaceva di più contemplare erano le mani rugose di mia nonna. Il loro aspetto mi faceva sorridere e nello stesso tempo mi infondeva una rassicurante sensazione di coraggio. Erano grosse, dal colorito pallido e il disegno delle vene piuttosto dilatate sempre bene in vista. Aveva delle unghie sempre ben limate e perfettamente allineate, mai che abbia messo una volta lo smalto rosso, nelle sue mani non c’era nessuna traccia di vanità. Mi piaceva infinitamente osservare con quanta maestria ed abilità cuciva le stoffe, tagliava le verdure, stendeva il bucato, intrecciava le palme, uno spettacolo dal quale difficilmente riuscivo a distogliere lo sguardo. Era la sua sicurezza che mi affascinava, quella che nonostante i tremori dovuti all’età, niente aveva a che vedere con i miei movimenti impacciati ed insicuri. Difficilmente mia nonna mi raccontava della sua vita trascorsa, ma quando lo faceva notavo che le sue mani si irrigidivano in una sorta di riflesso spontaneo. Le sue mani, infatti, spiegavano meglio delle sue parole. Dicevano delle carezze che non aveva ricevuto e di quelle che non aveva mai più potuto dare. Trasmettevano il coraggio di affrontare la paura e la dignità della sua totale indipendenza. Mia nonna infatti, era come il guerriero che combatte in prima linea affinché il suo corpo faccia da scudo agli altri combattenti, era come il gladiatore che punta il leone dritto negli occhi per non dargli la soddisfazione di percepire la sua inferiorità soltanto fisica, era come il comandante severo che impartisce ordini insopportabili ma solo per il bene comune dei suoi uomini. Di quelle mani, ricordo anche che il suo pollice diventava insolitamente bianco, quando stringeva la penna per mostrarmi il percorso delle letterine ed io restavo ogni volta affascinata, ad osservare l’eleganza della sua precisa quanto debole grafia antica. Quello che mi manca però di più delle mani di mia nonna è la dolorosa stretta che sentivo quando mi teneva il polso per accompagnarmi a scuola, che a confronto il cilicio era ben poca cosa. Ma ricordo anche che in quell’istante in cui il mio polso si sentiva stritolare e sul mio viso sorgeva una ridicola smorfia di dolore, mi sentivo indissolubilmente legata e protetta dalla sua straordinaria forza. Ancora non sapevo, però, quanto realmente fosse eterna l’indissolubilità di quella forza e di quello straordinario amore.
12:06 Scritto da: ventiseiaprile in Dediche | Link permanente | Commenti (29) | Segnala | OKNOtizie |
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