20/10/2008
Mondi sommersi
Quello che lascio emergere di me non è tutto, anzi, quasi nulla. E’ quanto basta per far capire al mondo che ci sono, che in qualche modo esisto. Ma poi, mi rifugio nel mio mondo sommerso appena posso. Li mi svesto, senza aver paura della mia nudità, mi strucco, mi stendo, chiudo gli occhi e mi respiro, ed è una sensazione così forte da temere che i miei polmoni non riescano a contenere così tante particelle ossigenate di vita e di emozioni. Il mondo sommerso non lo posso descrivere, né tantomeno posso raccontare ciò che in esso accade. E’ tutto talmente incomprensibile ed indecifrabile che nemmeno una fotografia riuscirebbe a renderne l’idea. Ciò che posso dire è che tutto quello che c’è fuori mi spaventa. Questa è l’origine della mia ansia. Non so se mai ci sarà cura per i miei tormenti, e forse nemmeno mi interessa saperlo. Ciò che conta, è che io trovi sempre la strada per raggiungere i miei luoghi sotto il livello della realtà. Quelli nei quali ho accumulato un tesoro dal valore inestimabile che nessuno potrà tentare di rubare mai. E’ mio, come la vita che non ho mai sentito mia, ed è sommerso, come l’autenticità dei miei più reconditi pensieri. Tutto il resto giace in superficie sottoforma di simboli distorti, come la rappresentazione confusa di un ricordo silente ma assordante che cela un vuoto dal quale ogni volta esco, per tuffarmi ancora nel profondo sommerso di un abisso di felicità…la mia!
11:41
Scritto da : ventiseiaprile
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15/10/2008
Senza parole
A volte provo ad immaginare di vivere in un mondo dove le parole non siano state ancora inventate. Perché in fondo le parole sono state un po’ una scoperta, o, se vogliamo, appunto, un’invenzione, come quella della moneta. Una sorta di codice comune, una convenzione per rendere più agevole la comprensione di quello che si vuole dire o raccontare. E così, senza nemmeno accorgercene, ci siamo abituati a parlare in codice, trasformando in suoni più o meno articolati, notizie, esclamazioni, bugie, realtà e soprattutto sentimenti. Ora, se ripenso a tutto quello che ho detto durante la mia vita, mi rendo conto che ben poche cose erano veramente sincere, così come poche importanti, poche opportune, pochissime hanno espresso amore. Tutto il resto…un mucchio di stronzate. Allo stesso modo, molto di quello che ho detto io non è stato capito, o non è stato rispettato, o addirittura non è stato mai nemmeno ascoltato. Scrivo tutto questo e ripenso alla trascorsa domenica a casa dei miei, quando mia madre era intenta ad impreziosire le sue creazioni con un ulteriore tocco d’artista e mio padre suonava un’antica canzone napoletana al pianoforte. Mi sembrava che nessuno avesse niente di importante da dire fino a quando non ho capito che era il mio cuore ad esser diventato sordo. E così d’improvviso ho sentito mia madre che mi diceva: “scusami se non ti guardo negli occhi e ti dico che ti voglio bene, ma l’amore che provo per i miei figli io lo uso per rendere bello tutto quello che creo” e dal canto suo, mio padre sembrava volesse risponderle “io invece vi dedico il suono della mia anima, perché è quanto di più sincero io sappia esprimere”. Dovevo essere impazzita, ma all’improvviso sono stata colta da un irrefrenabile bisogno di dire anche io tutto quello che sentivo. Allora ho chiesto a mio padre di suonare un boogie woogie, ho tirato mia madre per le braccia facendole cadere quello che aveva in grembo, e l’ho trascinata in un folle ballo scatenato. Non posso dire quello che ho provato…forse ero semplicemente felice, e lo sono stata ancora di più allorquando ho visto mio marito che divertito ci stava immortalando con il suo telefonino. Così…senza parole, solo un click ed uno sguardo compiaciuto per dirmi: “ti amo per quella che sei”…
11:15
Scritto da : ventiseiaprile
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10/10/2008
Sono una donna...non sono una Santa
Però oggi sono tutte e due le cose!!

10:16
Scritto da : ventiseiaprile
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07/10/2008
Un Rebus
FRASE 6+2+8+3+2+2
SM
100 GR.


11:21
Scritto da : ventiseiaprile
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02/10/2008
Il cruciverbone

Uno verticale.....
Due orizzontali.....
10:54
Scritto da : ventiseiaprile
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01/10/2008
Sbuffo
Nell’attesa ti rendi conto che tutto le tue azioni sono mirate ad ingannarla. E’ un susseguirsi di movimenti inutili, frasi non pensate veramente, attenzione rivolta distrattamente a particolari del tutto irrilevanti. Il movimento del corpo diventa lento e preciso come non mai. Forse perché sai che quella sensazione indefinita ha una scadenza ormai prossima e quindi aver fretta è inutile, tutto è già automaticamente programmato. Come quando devi prendere un treno, ma sai che starà li ad aspettarti perché senza di te non partirà. E allora essere puntuali diventa solo un modo per non prolungare oltre l’inquietudine di cui sei prigioniera senza scampo. Ed è questo che rende bella ed insopportabile l’attesa, quel senso di rassegnazione fortemente contrastato dalla voglia di lanciarsi nell’ignoto, e la stessa voglia contrastata dal dubbio del voler conoscere davvero. Sei preoccupata senza sapere ancora se ce ne sarà un motivo, o viceversa contenta pur mancando ancora del tutto i presupposti. Mi sforzo allora di dare un senso a tutto questo individuando e poi concretizzando l’unica azione che io possa compiere e che risulti congrua e anche un po’ di sollievo a tutte queste strane sensazioni. Così…da diverse ore ormai…non faccio altro che sbuffare.
10:40
Scritto da : ventiseiaprile
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